Occorre adottare un nuovo “Piano Regionale degli Interventi e dei Servizi Sociali”, provvedendo all’integrazione socio-sanitaria, a forme di intesa con i Comuni, nonchè al coordinamento con scuole, terzo settore, politiche del lavoro. Elaborare programmi integrati con obiettivi di tutela e qualità della vita rivolti ai minori, ai giovani e agli anziani; sostegno alle responsabilità genitoriali; inserimento sociale di persone con disabilità fisica e psichica.
La Regione Liguria dovrebbe assumere, in modo più responsabile, il compito di coordinare e gestire adeguatamente l’integrazione tra la parte sociale e quella sanitaria, al fine di garantire una seria e strutturata programmazione degli interventi, ancora molto lontana vista la quasi totale incomunicabilità dei due mondi. Una programmazione che possa partire, anzitutto, dal riconoscimento dei bisogni della popolazione e, quindi, dall’identificazione delle reti di sostegno di tipo formale ed informale.
Attuare in modo completo un sistema integrato di interventi e servizi, significa anche ritrovare la centralità del terzo settore, che deve essere protagonista di tutte le attività di sostegno rivolte alle fasce deboli: dai disabili agli anziani, dalle politiche abitative alla cura delle dipendenze patologiche come il gioco d’azzardo.
Doveroso qualsiasi tentativo atto a contrastare il fenomeno della chiusura e dello smaltimento dei consultori, la cui organizzazione finanziaria e gestionale dovrebbe competere alla Regione Liguria. Vengono così a perdersi prestazioni di cui potrebbero beneficiare singole persone, coppie, genitori, famiglie. Si parla, ad esempio, della scomparsa di importanti servizi per l’età evolutiva (assistenza pediatrica, neuropsichiatrica, psicologica, logopedica). Il processo di depotenziamento, e svilimento, che il servizio sociale sta progressivamente subendo da tempo è indicativo di una certa miopia, assenza di lungimiranza e scarso interesse verso questo settore essenziale per la vita e il ben-essere della collettività.