L’ultimo periodo segnato dalla pandemia, oltre ad averci colto impreparati, ha consentito di rendere ancora più evidente la mancanza di una progettualità capace di comprendere, e non escludere, il Nostro Entroterra. Non stiamo parlando di annettere Novi Ligure ma, almeno, di ricordarsi di tutta la Regione. Questo perchè, il “brand Liguria” con l’inclusione dell’Entroterra e il turismo legato al cibo e alle tradizioni sembra essere rimasto solo uno spot. Itinerari da percorrere tutto l’anno, con l’indicazione delle innumerevoli produzioni tipiche, ristoranti, agriturismi, luoghi da scoprire. Tutte promesse fatte dall’attuale Governo Regionale: promesse rimaste tali in tempo di pace e che tuttora, in questa terribile situazione, vengono ulteriormente dimenticate nell’elenco della Liguria da salvare.
Forse siamo ancora in tempo? Non lo sappiamo. Però, se queste piccole nicchie di turismo slow non verranno salvate ora, non si rialzeranno mai più. È il momento di creare un modello di sviluppo culturale e turistico maggiormente distribuito su tutto il territorio, proprio perchè l’eccessiva concentrazione di persone, attrazioni e offerte turistiche limitate ad un’area ristretta in una Regione già strettissima non è più, ammesso che lo sia mai stata, una scelta vincente. Ma bisogna fare presto, perchè è già stato sprecato parecchio tempo.
Se parliamo di servizi, di parcheggi, ora anche di spazi minimi richiesti per l’emergenza in spiagge, bar e ristoranti del centro e del litorale ligure, abbiamo già perso nei confronti di tante altre realtà italiane e non.
Si dovrebbe, invece, dare respiro alle idee e sfruttare l’unicità della Nostra Regione, con un Entroterra così vicino da far rispondere ai turisti: “Vado in Liguria!” alla fatidica domanda: “Quest’anno mare o monti?”.
Occorre superare alcuni concetti stereotipati e indicativi di una parziale conoscenza della Nostra splendida Regione. Insomma, la “vecchia” Liguria da spiaggia e basta non deve più esistere. Deve esistere un progetto globale e comprensivo di tutto il territorio, dove il problema non corrisponde allo spostamento in coda per raggiungere posti affollati che chissà per quanto tempo non saranno più permessi. La ricetta che si intende proporre è un’altra: ampio ventaglio di attrazioni ed offerte turistiche prenotabili, omogeneamente distribuite e facilmente raggiungibili. Percorsi smart con treni storici, biciclette, mezzi pubblici confortevoli e frequenti, a cui si aggiungono gli itinerari sentieristici. Si rivela sempre più necessario valorizzare le offerte enogastronomiche, sportive, musicali, teatrali e cinematografiche, dove i piccoli centri sostituiscono i grandi assembramenti, dando finalmente un senso a questa nuova difficile ripartenza.