Sanità ligure: basta favole, serve verità

In Liguria sta andando in scena una riforma sanitaria che non nasce per migliorare il servizio, ma per rispondere alle urgenze di bilancio della Giunta e per dare l’ennesimo colpo alla sanità pubblica.
La verità è questa, chiara e semplice.
Tutto il resto è favola.
Perché favola?
Perché ciò che viene raccontato non coincide con ciò che i cittadini vivono ogni giorno nei pronto soccorso saturi, nelle liste d’attesa interminabili, nei reparti sotto organico.
E quando la politica arriva al punto di dover nascondere i fatti dietro una narrazione rassicurante, significa che ha perso il contatto con la realtà.
Il metodo: un rifiuto dell’ascolto
La riforma della sanità ligure è stata scritta e approvata con un metodo che definire opaco è un eufemismo:
nessun confronto vero, nessuna disponibilità ad ascoltare lavoratrici e lavoratori, nessun coinvolgimento di sindaci, operatori, comunità.
Non è un episodio isolato.
È la cifra di questa legislatura: chiudere le porte, tirare dritto, firmare atti che ricadono su cittadini e territori senza curarsi della loro voce.
La richiesta dei sindacati era minima: una pausa, un momento per valutare l’impatto della riforma.
La risposta è stata un “no” secco.
Un “no” che pesa, perché dice tutto: la riforma doveva passare, punto.
A prescindere.
Il contenuto: centralizzazione, burocrazia, nessuna risposta ai problemi reali
Chi vive e lavora dentro il sistema sanitario lo sa: la nostra sanità pubblica non ha bisogno di ulteriori livelli burocratici, ma di personale, investimenti, organizzazione.
E invece la riforma va nella direzione opposta: accentra, irrigidisce, allontana i professionisti dai luoghi decisionali.
È una riforma che nasce cieca ai territori e sorda alle competenze.
E non si tratta solo di una scelta tecnica sbagliata, ma di un rischio concreto: perdere ancora più operatori, peggiorare l’accesso ai servizi, indebolire il sistema proprio nel momento in cui andrebbe rafforzato.
Nel frattempo resta aperta la questione più grande: il buco di bilancio, quel disavanzo che per mesi è stato minimizzato, raccontato con toni tranquillizzanti, quasi fosse un dettaglio amministrativo.
Ma non lo è.
È il nodo politico centrale.
E i cittadini lo pagheranno sulla loro pelle.
Il libro delle favole: un gesto, una denuncia
Ho portato un libro di favole in Aula.
Non per provocazione, ma per chiarezza.
Perché negli ultimi mesi abbiamo assistito a un racconto parallelo, a una narrazione distante dalla realtà: “il buco non esiste”, “la sanità è solida”, “la riforma sistemerà tutto”.
Ma un Paese che comincia a spiegare i problemi con le favole è un Paese che non vuole più guardare in faccia la realtà.
E la realtà è che la Liguria ha una sanità pubblica fragile, che ha retto fin troppo grazie a professionisti stremati e a territori che fanno miracoli ogni giorno.
Per questo serviva una denuncia simbolica.
E quel libro lo è stato.
La responsabilità dell’opposizione: stare dove serve
Fare opposizione non significa dire “no” a prescindere.
Significa dire no quando è necessario.
E questo era uno di quei momenti.
Abbiamo scelto di stare con chi la sanità la vive e la regge: lavoratori, sindaci, operatori, cittadini.
Abbiamo scelto di denunciare un metodo che esclude e una riforma che non risolve.
Abbiamo scelto la trasparenza, la partecipazione, il confronto: ciò che in questa regione, oggi, manca più di tutto.
La nostra alternativa: ascoltare per costruire
Continueremo il Tour della Sanità, incontrando persone, raccogliendo storie, analizzando criticità e proposte.
Perché l’unica riforma che può funzionare è quella che nasce dal basso, non quella scritta nei corridoi del potere.
Le nostre controproposte arriveranno.
Saranno chiare, concrete, sostenibili.
Saranno un progetto vero di rilancio della sanità pubblica ligure.
Perché la sanità non è propaganda.
Non è un terreno di scontro ideologico.
È il luogo dove si misura la qualità della nostra democrazia.
Ai liguri dico questo
Non accontentatevi delle favole.
La Liguria merita verità, responsabilità, coraggio.
E noi continueremo a chiederli, dentro e fuori le istituzioni.